18/02/2012

Tanto per non dimenticare!!!!!!!!!!!!

Mani pulite!

"Rispetto al 1992 le cose sono peggiorate". A dirlo in un'intervista ad Affaritaliani.it è Gianni Barbacetto, che ha scritto con Marco Travaglio e Peter Gomez il libro "Mani Pulite". "Una volta il sistema di corruzione era centralizzato, oggi è più ramificato sul territorio. Nei partiti fa carriera chi porta più soldi". Venerdì 17 febbraio l'inchiesta condotta da Antonio Di Pietro compie 20 anni, ma la politica italiana non è cambiata: "Nella Prima Repubblica ci si nascondeva dietro l'ipocrisia, ma chi veniva beccato era buttato fuori. Oggi invece hanno la pretesa di farsi i fatti loro. E se vieni beccato puoi sempre dare la colpa alle toghe rosse. Ma il problema è sia a destra sia a sinistra".

Perché quell'indagine ha avuto così successo? "Per una serie di coincidenze storiche, dalla crisi economica alla fine dei due blocchi. Ma anche oggi si stanno ricreando le stesse condizioni. E l'odio della gente verso la politica è ancora più forte. Non c'è più la fiducia nel cambiamento".

Mani Pulite, venti anni dopo. Che cosa è cambiato?

"Qualcosa è cambiato, ma forse in peggio. Il sistema della corruzione c'è ancora, sono cambiate le modalità. Tangentopoli si basava su un sistema centralizzato. I partiti si spartivano le tangenti attraverso l'azione dei cassieri che portavano direttamente a Roma il denaro. Poi c'erano anche sottosistemi locali, come a Milano, ma comunque era un'organizzazione centralizzata e scientifica. Adesso non è più così: non c'è una divisione scientifica delle tangenti sugli appalti come era nella Prima Repubblica. Il che non vuol dire però che non ci sia corruzione, tanto è vero che vengono scoperti sempre nuovi episodi, dal caso Penati al caso Ugliola. Oggi però ogni sistema è un sistema a parte, fa storia a sé. Non c'è più un cassiere centrale, è tutto più frastagliato. E i leader locali dei partiti, come moderni vassalli e valvassori, che si ritagliano su misura il loro orticello di volta in volta. La corruzione oggi è diffusa sul territorio con tanti ras locali che fanno carriera anche a seconda di quanti soldi riescono a portare al partito".

All'epoca Bettino Craxi disse che sul tema dei finanziamenti irregolari nessun partito poteva scagliare la prima pietra. E' vero? E anche oggi nessuno può tirarla questa pietra?

"In realtà i radicali sarebbero forse stati in grado anche allora di scagliare la prima pietra. C'erano dei politici che non avevano preso una lira, però in effetti nessuno si alzò e disse: 'Che cosa stai dicendo, ma parla per te'. Esisteva un sistema trasversale che coinvolgeva tutti i partiti o quasi. Oggi io ho paura che la situazione sia la stessa. Se è vero che ci sono episodi di corruzione in Lombardia che riguardano soprattutto il centrodestra però dall'altra parte non è che il Pd può dire di esserne fuori. Se il Pdl ha i suoi Ponzono, il centrosinistra ha i suoi Penati".

Come mai i partiti fanno così fatica a prendere le distanze dai loro membri protagonisti di casi di corruzione?

"Oggi fanno più fatica che durante Mani Pulite. Venti anni fa si era aperta una finestra strana nella storia d'Italia in cui era impossibile difendersi. C'erano personaggi che ricevevano l'avviso di garanzia e si dimettevano, vedi l'ex ministro della Giustizia Martelli. Questo perché c'era un sentimento di riprovazione e un clima sociale così ostile verso i corrotti che chi veniva beccato non poteva fare altro che andarsene. ma quella finestra lì si è chiusa con il 1994. Dal 1994 a oggi abbiamo assistito a una vera e propria restaurazione. Con simboli e qualche nomi diversi, ma alla fine sotto il profilo della corruzione si è tornati alle abitudini di prima. Con una differenza: la Prima Repubblica aveva l'ipocrisia di dire: 'Ci sono le regole, qualcuno le infrange. Se viene beccato se ne deve andare'. Oggi questo non c'è più, e ha lasciato spazio alla rivendicazione della politica di potersi fare i fatti suoi. E se qualcuno ti becca non è che ti dimetti e te ne vai. Eh no, si dice che è una toga rossa che ti attacca per motivi politici".

Perché Mani Pulite è riuscita laddove altre inchieste precedenti o successive hanno fallito?

"Mani Pulite è stata un'inchiesta per certi versi irripetibile. Avvenne per una coincidenza storica di vari fattori: la crisi, la fine dell'Unione Sovietica e il venir meno del sistema dei partiti che prima di allora aveva ucciso sul nascere qualsiasi inchiesta. C'era poi anche il nuovo codice di procedura penale che diede ai pm la guida delle indagini. Ma anche oggi ci sono cose simili: l'Italia da rischio Argentina è passata a rischio Grecia. Anche oggi i soldi non ci sono più e gli imprenditori si sono stufati di pagare i politici. C'è una diffusa critica, o addirittura odio, della politica che è ancora peggiore di quella del 1992. Allora c'era la speranza di rinnovare il sistema politico, ma la Seconda Repubblica ha spento tutte le speranze".

Ancora oggi tanti criticano i giudici di Mani Pulite con lo slogan delle "manette facili". Ma davvero si è esagerato con gli arresti?

"La disciplina della carcerazione preventiva è decisa dalle leggi fatti da politici. I magistrati applicano le leggi e se beccano uno con gravi indizi di corruzione lo arrestano. Quella delle "manette facili" è una scemenza. Man i Pulite è una ferita ancora aperta per la politica italiana, quindi ancora dopo 20 anni continuano a ripetere gli stessi slogan. Tra l'altro ci si dimentica che Mani Pulite è composta per l'80% da imprenditori e politici che vanno a costituirsi. E poi quell'altra storie delle toghe che sventrano i partiti di maggioranza per lasciare campo aperto al Pci... Innanzitutto, da Mani Pulite nasce Forza Italia e non un governo dei soviet. E poi anche il Pci è stato pesantemente coinvolto. A Milano tutti i vertici dei cosiddetti 'miglioristi' del Pci sono andati in galera".

A proposito di magistrati, in questi giorni si parla tanto di responsabilità civile. Che cosa ne pensi?

"E' una stupidaggine. Se si dà la possibilità a ogni indagato di fare causa al proprio giudice si fermano tutti i processi. Chiunque, giustamente o ingiustamente, viene accusato per prima cosa fa causa al suo giudice e tutto si blocca. La responsabilità civile rende impossibile giudicare, con la paura per i magistrati di doverci rimettere di tasca propria. Il risultato sarebbe che verrebbero giudicati solo i poveri cristi mentre i potenti no perché hanno i mezzi per fartela pagare".

Quando potremo avere in Italia una vera legge anti-corruzione?

"Basterebbe fare una cosa semplicissima: accogliere nei codici italiani le direttive europee contro la corruzione. Qui il governo Monti dovrebbe dare una risposta".

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